Ricerca personalizzata

lunedì 25 febbraio 2008

Fotografato il punto G sulla parete della vagina!

A trovarlo, con un semplice esame diagnostico, l'ecografia transvaginale, è stato il Professor Emmanuele Jannini, docente di Sessuologia Medica, presso l'universita' de L'Aquila.

Jannini lo ha individuato in un gruppo di donne, identificandolo in quello che pare essere un piccolo ispessimento della parete vaginale che ha la funzione di separare la vagina dall'uretra. "Le donne che hanno questo particolare anatomico - ha detto Jannini - sarebbero in grado di avere il cosiddetto "orgasmo vaginale".

"La ricerca è stata eseguita - continua Jannini - chiedendo a un gruppo di giovani donne se avessero mai avuto o meno orgasmi vaginali. Osservando l'anatomia della vagina con l'ecografia transvaginale si è riscontrata una conformazione più ispessita della parete tra l'uretra e la vagina fatta di corpi cavernosi (simili a quelli del pene), della parte interna del clitoride, ghiandole (i "resti evolutivì" della ghiandola prostatica), terminazioni nervose che usano il meccanismo biochimico dell'eccitazione maschile. Ci siamo fatti dirigere per la prima volta dalla donna alla ricerca del punto G. Una ragazza che aveva detto di non aver mai avuto orgasmi vaginali, presentava invece l'ispesimento e dopo lo studio ha compreso di poterne avere".

"Nessuno prima d'ora aveva usato l'ecografia per indagare questo aspetto ancora così poco conosciuto dell'anatomia femminile - continua il ricercatore - e questo la dice lunga sul ritardo culturale sulla sessualita' femminile. Sul punto G abbiamo preferito un dibattito fatto di opinioni e non di scienza, io stesso ho tenuto per due anni i miei risultati nel cassetto prima di pubblicarli".

"Per approfondire e confermare questi dati è necessario un attento esame istologico sulla natura cellulare della zona interessata". L'equipe di Jannini in parte lo sta già facendo con alcune indagini sull'effetto del testosterone, da sempre associato anche nelle donne a maggior desiderio sessuale, sull'anatomia di questa struttura.

domenica 24 febbraio 2008

Beelzebufo: la rana venuta dall'Inferno!

In Madagascar, alcuni ricercatori inglesi e statunitensi, hanno rinvenuto il fossile di un’enorme rana preistorica della lunghezza di circa 40 centimetri per un peso di 4 kg, che sarebbe vissuta all'incirca 70 milioni di anni fa.

Mai nulla di simile era riemerso nell’isola africana: finora si pensava che animali di questa specie, versioni giganti delle odierne "rane cornute", fossero vissuti solo in Sudamerica.

La teoria secondo cui Africa, India e America meridionale erano ancora collegate fino nel tardo Cretaceo, l’era dei dinosauri, prende sempre piu' corpo. Molto probabilmente, la rana gigante del Madagascar, oltre che di insetti e lucertole, si nutriva di piccoli di dinosauro. Di indole aggressiva e famelica, se ne stava immobile aspettando le sue prede e le inghiottiva con la sua enorme bocca.

Gli studiosi le hanno anche dato un nome che già da solo fa venire i brividi: "Beelzebufo" che letteralmente vuol dire "rana venuta dall’inferno".

sabato 23 febbraio 2008

Scienza e tecnologia nel mondo antico

I Greci furono i primi a considerare i fenomeni naturali come eventi regolari e comprensibili e non il risultato di attività arbitrarie degli dei. A tal proposito ci possiamo domandare: perche’ la loro tecnologia non riusci’ a svilupparsi oltre il livello artigianale? Perche’ nel corso della storia greca non si realizzo’ mai un vero processo di industrializzazione?

Cercheremo di rispondere a queste domande trattando l’argomento in due momenti successivi.

TECNOLOGIA

I Greci e i Romani non contribuirono molto allo sviluppo delle conoscenze tecniche; pur sviluppando alcune tecniche gia’ esistenti e pur essendo consapevoli dell’importanza delle innovazioni tecniche, essi non si posero mai come obiettivo principale quello di uno sviluppo tecnologico piu’ avanzato.

Una delle cause che e’ alla base di questo ristagno culturale e’ costituita probabilmente dalla schavitu’, comunemente considerata un importante elemento di rallentamento dello sviluppo scientifico e tecnologico di una societa’.

Uno degli elementi piu’ importanti della tecnologia dio quel periodo e’ stato la forza. L’uomo, all’inizio, si affidava ai soli propri muscoli. In seguito, questa fonte di energia fu completata dalla forza dell’acqua e del vento.

Fu soltanto durante il XVIII secolo che si inizio’ ad utilizzare le diverse forme di energia che conosciamo oggi. Potremmo riassumere la situazione del mondo antico affermando che l’uomo non riusci’ a spingersi molto avanti soprattutto nella terza fase, quella del vento e dell’acqua, e non riusci’ a sfruttare al massimo le possibilita’ della forza animale.

Questa loro incapacita’ spiega l’inefficienza dei trasporti, che a quei tempi dipendevano esclusivamente dagli animali, e, di conseguenza, spiega anche il limitato sviluppo economico.

SCIENZA

Verso la meta’ del XIX secolo si e’ iniziato, per la prima volta, ad applicare il metodo scientifico ed i risultati della ricerca scientifica alla soluzione di problemi industriali.

Gli scienziati di oggi cercano di scoprire leggi e sviluppare teorie che possano spiegare fenomeni naturali, e che al contempo permettano di prevederli e di controllarli. Previsione e controllo sono due elementi fondamentali assenti nel pensiero greco.

Altri elementi caratteristici della scienza moderna che non troviamo, invece, nell’antica Grecia sono: il metodo sperimentale, i laboratori e lo studio quantitativo dei fenomeni.

I Greci non disponevano di laboratori; essi non tentarono mai di formulare uno studio quantitativo, ad esempio, della dinamica, forse perche’ non avevano strumenti adatti per misurare il tempo. Infine, pur rendendosi conto della necessita’ di dimostrazioni empiriche, i Greci non riuscirono a sviluppare una conoscenza sistematica del metodo sperimentale.

L’esperimento inteso nel moderno senso scientifico della parola, si differenzia dall’osservazione intelligente. L’esperimento implica di interagire attivamente con la natura, cosa che non avveniva nell’antica Grecia.

Occorre, pero’, fare una distinzione, quando si parla del contributo dei Greci nello studio dei fenomeni naturali, fra osservazione ed esperimento. Tuttavia l’abilita’ di osservazione dei Greci fu notevole ed a questo proposito e’ sufficiente ricordare l’astronomia. Il loro grande merito fu quello di considerare cio’ che osservavano in termini di modelli geometrici. Essi fecero anche notevoli progressi nei campi della statica, dell’idrostatica e dell’ottica, cioe’ in quei settori in cui ad essi fu possibile applicare la geometria. Solo in chimica si trovano tracce di misure e di quantita’ ma la vera sperimentazione e’ ancora lontana.

Per quanto riguarda la medicina, presso i Greci, fu una scienza pratica; i medici greci esclusero la magia e le credenze tradizionali, basandosi sull’osservazione, l’esperienza e la ragione. Tuttavia, questo non fu sufficiente a far diventare la medicina una scienza. Una tecnica artigianale, per quanto razionale e basata sull’osservazione, non puo’ mai essere considerata una scienza.

La scienza, intesa in senso moderno, non ha potuto avere inizio finche’ l’uomo non e’ riuscito a dare una spiegazione razionale ai fenomeni naturali; i Greci furono i primi a fornire tali spiegazioni. Tuttavia essi non raggiunsero lo stadio della scienza sperimentale. Uno dei motivi fondamentali fu la separazione tra la teoria e la pratica.

Per quanto riguarda lo scarso sviluppo tecnologico, esso non fu causato da motivi sociali ed economici ma da fattori legati alla natura della stessa tecnologia.

venerdì 22 febbraio 2008

Come si esegue un esperimento scientifico?

Un esperimento scientifico viene eseguito per verificare una certa ipotesi.

Attraverso l'esperimento si possono scoprire dei fatti nuovi dai quali nascono, poi, idee nuove. Sono questi fatti che dimostrano se l'ipotesi proposta era corretta oppure sbagliata.

La maggior parte degli esperimenti consta delle seguenti parti:
  1. ipotesi;
  2. identificazione e controllo delle variabili;
  3. uso degli strumenti;
  4. raccolta dei dati in tabelle o grafici;
  5. interpretazione dei dati sperimentali;
  6. conclusioni in accordo con i dati ricavati dall'esperimento.
Un esperimento, prima di essere ritenuto accettabile, deve essere ripetuto diverse volte e deve sempre condurre agli stessi risultati che, in tal modo, sono validi e quindi possono essere comunicati agli altri. Ecco perche' il punto b) (identificazione e controllo delle variabili) riveste una particolare importanza; nel lavoro degli scienziati e' necessario, infatti, che tutte le variabili che possono influire sui risultati di un esperimento, come la temperatura, la pressione, l'impiego di un certo solvente, siano ben identificate e controllate, in modo tale da poter ripetere l'esperimento nelle stesse identiche condizioni.

Uno scienziato non può ritenere valido un esperimento che non conduca agli stessi risultati ogni qualvolta venga eseguito nelle stesse condizioni.

giovedì 21 febbraio 2008

Le sostanze che rendono elastiche le pellicole possono migrare nel cibo!

Le pellicole per alimenti sono costituite da Pvc (cloruro di polivinile). Nella formulazione però vengono aggiunte anche sostanze plastificanti, che hanno lo scopo di rendere la pellicola più plastica e aderente. Queste sostanze hanno una composizione simile a quella dei grassi naturali. E, proprio per la loro affinità con i lipidi organici, possono trasmigrare in piccola parte negli alimenti che contengono oli vegetali e animali. Il rischio è più alto se le pellicole restano a contatto con il cibo ad alte temperature e per lungo tempo. La legge, per garantire il consumatore, impone un test a ogni tipo di pellicola immesso sul mercato: il materiale viene immerso per 10 giorni a 40°C nell'olio di oliva. Al termine della prova vengono analizzati gli eventuali residui.

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