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domenica 2 marzo 2008

Pidocchi,pulci e zecche: parassiti da eliminare

Pidocchi, pulci e zecche sono tra i più comuni parassiti dei mammiferi, uomo compreso. Succhiando il sangue ai loro ospiti possono trasmettere pericolose malattie.

I pidocchi sono insetti parassiti degli uccelli, dei mammiferi e dell'uomo. Per quanto riguarda quest'ultimo si conoscono il pidocchio del capo, quello dei vestiti e quello del pube o piattola. Il pidocchio del capo e' privo di ali ed e' fornito di 6 zampe uncinate con le quali si aggrappa ai capelli succhiando il sangue grazie ad un piccolo rostro boccale che infigge nel cuoio capelluto. Le uova, chiamate lendini, vengono deposte in gran numero (da 100 a 300) dalla femmina che le attacca con cura ai capelli; sono molto resistenti perche', a differenza dell'insetto, non vengono distrutte dai disinfestanti e pertanto devono essere asportate meccanicamente mediante pettini a denti fitti. Da sei a dieci giorni dopo la deposizione le uova si schiudono lasciando uscire una larva che, dopo circa otto giorni, e' a sua volta capace di deporre le uova.

Il pidocchio dei vestiti e' un po' più grande del precedente ed ha abitudini di
vita diverse. Vive, infatti, sul corpo dell'uomo ma non sul capo e si annida nei punti piu' nascosti del vestiario: cuciture e fodere che non abbandona neppure quando punge la pelle per succhiarne il sangue. Depone le uova attaccandole alle fibre dei tessuti.


Quando la persona infestata si spoglia i pidocchi restano attaccati ai vestiti e da qui possono passare ad altri indumenti con cui vengono a contatto specialmente nelle comunita', propagando in tal modo l'infestazione.

Il pidocchio del pube o piattola si annida quasi esclusivamente tra i peli di tale regione. I pidocchi provocano irritazione e prurito a causa della saliva che viene iniettata con la puntura nella ferita per impedire la coagulazione del sangue e a causa delle feci che lasciano vicino ad essa. Pungendo la pelle possono inoculare nell'uomo pericolosi germi che causano gravi malattie come il tifo esantematico, la febbre ricorrente e la febbre da trincea.

Nei tempi passati i pidocchi erano molto diffusi e, per le precarie condizioni igieniche in cui viveva la maggior parte della popolazione, furono spesso causa di gravi epidemie specialmente durante le guerre per l'affollamento e la scarsa igiene di baracche e trincee.

L'ultima grave epidemia di tifo esantematico si ebbe durante la seconda guerra mondiale. Una
maggiore diffusione delle pratiche igieniche, le migliorate condizioni di vita e l'uso di efficaci disinfestanti hanno notevolmente ridotto la diffusione dei pidocchi.

In questi ultimi tempi sono invece ricomparsi in numero preoccupante, specialmente nelle scuole, i pidocchi del capo a causa di una rallentata vigilanza igienica personale. Per prevenire l'infestazione da pidocchi è opportuno mantenere puliti i capelli lavandoli almeno una volta alla settimana, risciacquandoli con acqua e aceto ed evitare il contatto e lo scambio di oggetti personali come cappelli, pettini e spazzole.

Se nonostante le precauzioni si rimane infestati dai pidocchi, bisogna ricorrere a particolari shampoo, lozioni o pomate disinfestanti al piretro ripetendo il trattamento dopo 10 giorni allo scopo di eliminare i parassiti che nel frattempo sono usciti dalle uova ma non sono ancora maturi per la riproduzione.

Le pulci sono piccoli e fastidiosi insetti privi di ali ma agili saltatori grazie alla lunghezza delle zampe. La pulce comune, ad esempio, può spiccare salti anche di 1 metro. Esistono varie
specie di pulci: quella dell'uomo, quella dei cani, quella dei gatti e quella dei ratti particolarmente pericolosa in quanto puo' passare dal ratto all'uomo trasmettendogli particolari malattie.

Le zecche sono fastidiosi parassiti che vivono nell'erba e nei cespugli da dove si trasferiscono lasciandosi cadere o arrampicandosi sugli animali domestici ai quali succhiano il sangue gonfiandosi come piccoli otri. La più nota e' la zecca comune che vive sul cane, sul cavallo e sui bovini e che puo' trasferirsi anche all'uomo. Le zecche sono pericolose perche' succhiando possono inoculare pericolosi protozoi causa di gravi malattie.

E' opportuno quindi che gli animali che vivono a stretto contatto con l'uomo vengano periodicamente controllati e disinfestati, in caso di presenza di zecche, con specifici prodotti.

sabato 1 marzo 2008

Curarsi con le erbe

erboristeriaLa prima utilizzazione delle piante medicinali nella cura di molte
malattie si perde nella notte dei tempi.
 Non esistono popoli antichi o attuali tribu' primitive che non
abbiano utilizzato e ancora oggi utilizzino a scopo curativo i
principi attivi contenuti in moltissime piante.
Il più antico trattato di medicina, il famoso papiro egiziano di
Ebers risalente al 1500 a.C. elenca l'effetto curativo di numerose
sostanze estratte dai vegetali dimostrando come il loro uso fosse
gia' diffuso a quel tempo.

Nel I secolo a.C. un medico greco di nome Crateva compose
un libro riccamente e finemente illustrato sulle piante medicinali.
Nel I secolo d.C. un medico militare contemporaneo del
celebre naturalista romano Plinio il Vecchio riuni' in un vasto
trattato tutte le osservazioni e le informazioni raccolte durante i
suoi viaggi descrivendo circa 600 specie di piante medicinali.
Durante il Medioevo, con l'espandersi dei commerci con
l'Oriente da parte delle repubbliche marinare, divennero note
nuove specie vegetali che molti autori dell'epoca descrissero
nelle loro opere. Queste erbe dalle proprieta' medicamentose
furono dette officinali, parola derivata dal latino officina con
riferimento agli antichi laboratori farmaceutici in cui dalle erbe
venivano estratti i prìncipi attivi con cui curare le malattie.

L'uso di tali erbe decadde con il progredire dell'industria
chimica-farmaceutica che immise sul mercato una gran quantita'
di farmaci ottenuti per sintesi. L'uso di infusi, decotti e tinture
rimase tuttavia sempre presente sia nella medicina popolare che
nella farmacopea ufficiale. Oggi si assiste ad una netta ripresa
dell''erboristeria detta "scienza delle erbe", e ad una riscoperta
delle proprieta' curative di molte piante. Alcune di esse vengono
utilizzate per intero, di altre invece si usano solo alcune parti:
fiori, frutti, semi, foglie, radici e cortecce. Molte piante officinali
crescono spontanee nei prati, lungo i fossi o sulle rupi; altre
invece vengono coltivate. Per poter sfruttare al massimo i principi
attivi in esse contenuti e' importante conoscere l'epoca in cui
devono essere raccolte che gli esperti chiamano "tempo
balsamico".

Tra le piante officinali vanno anche incluse le piante
da essenza che servono a preparare profumi e liquori nonche'
tutte quelle erbe aromatiche che le massaie usano da sempre in
cucina per insaporire i cibi.

venerdì 29 febbraio 2008

Come difendersi dalle vipere

viperaLa vipera e' l'unica specie di serpente velenoso vivente in Italia dove e' diffusa in tutte le regioni ad esclusione della Sardegna. Il suo morso e' pericoloso anche per l'uomo tuttavia e' sbagliato pensare che si tratti di un animale aggressivo; al contrario è estremamente timida, fugge al minimo rumore e attacca l'uomo soltanto quando si sente minacciata. Cio' puo' avvenire quando, a causa del suo colore che si confonde facilmente con quello dell'ambiente, viene inavvertitamente calpestata o comunque disturbata. E' opportuno quindi osservare alcune semplici precauzioni quando si cammina in zone dove e' facile incontrare vipere: usare stivali di cuoio; evitare di frugare con le mani nei cespugli, tra le pietre o nell'erba e servirsi invece di un bastone.

E' anche sbagliato farsi prendere dal panico ogni volta che si vede un serpente: nella maggior parte dei casi si tratta di una innocua biscia. Per una prima superficiale distinzione e' sufficiente osservare il capo e la coda dell'animale: la testa della vipera ha torma triangolare con muso rialzato (tranne che nel marasso), mentre quella della biscia ha forma ovale

La coda della vipera e' corta, tozza e termina a punta, mentre quella della biscia e' lunga e va assottigliandosi gradatamente. Tuttavia esistono numerose altre caratteristiche che consentono di distinguere una biscia da una vipera.

Se, nonostante le precauzioni, accade di essere morsi da un serpente che fugge prima di poter essere identificato occorre esaminare con cura l'impronta lasciata sulla pelle dai denti del rettile. Il morso prodotto da una vipera presenta, infatti, 2 caratteristici forellini rossi distanti tra loro circa 1 centimetro, provocati dai denti del veleno. Questi, situati sulla mascella superiore sono lunghi, appuntiti, ricurvi e provvisti di un forellino che rappresenta lo sbocco di un canale scavato nel dente e attraverso il quale cola il veleno prodotto in particolari ghiandole situate ai lati del capo.

Normalmente i denti del veleno sono ripiegati sotto il palato con la punta rivolta all'indietro ma, quando l'animale spalanca la bocca per mordere, i denti si raddrizzano e i muscoli delle guance, contraendosi, premono le ghiandole velenifere dalle quali fuoriesce il veleno che attraverso il canale scavato nel dente, cola nella ferita. Il morso provoca subito un acuto dolore seguito da gonfiore della parte colpita. In seguito compaiono sintomi piu' gravi quali vomito, diarrea, abbondante sudorazione, senso di abbattimento e di torpore dovuti al calo della pressione e sete intensa. Siccome il veleno non va direttamente nel sangue ma passa prima nella linfa e da qui nella circolazione sanguigna, tanto piu' rapidamente quanto maggiori sono i movimenti, in attesa del medico o del ricovero in un centro ospedaliero, e' opportuno restare fermi, sedersi o sdraiarsi e comunque non camminare, e ritardare la diffusione del veleno immobilizzando con una stecca tutto l'arto colpito bendandolo con una fascia di tela larga e robusta. Si puo' iniziare la fasciatura poco al di sopra della ferita, procedere verso il basso e quindi risalire verso l'alto.

E' bene inoltre cercare di raffreddare la parte colpita applicando, se disponibile, ghiaccio oppure immergendola in acqua fresca o applicando compresse bagnate. Il freddo infatti oltre a rallentare la circolazione sembra contribuisca a rendere meno dannoso il veleno. E' bene inoltre non ingerire bevande soprattutto alcoliche che sarebbero controproducenti in quanto, accelerando la circolazione del sangue, favoriscono la diffusione del veleno.

Esiste anche un apposito siero (siero antiofidico) il cui uso tuttavia e' bene lasciarlo al medico in quanto puo' dare delle reazioni allergiche che solo personale specializzato e' in grado di prevedere ed eventualmente curare.

Il numero delle persone morsicate dalle vipere e' da qualche tempo in aumento in tutta l'Italia in quanto il numero di questi rettili e' andato progressivamente crescendo. Le cause di tale incremento vanno, come sempre, imputate all'uomo che ha compromesso l'equilibrio ecologico di intere regioni sia sterminando i nemici naturali delle vipere e cioe' gli uccelli rapaci (il biancone, la poiana e i rapaci notturni) e molti mammiferi (la martora, la faina, la donnola, il tasso, il riccio, ecc.) sia abbandonando le campagne e lasciando quindi vari terreni incolti che forniscono un ottimo habitat per le vipere.

Le previsioni per il futuro non sono rosee: infatti l'aumento massiccio dei topi che si sta verificando in tutto il mondo e in tutti gli ambienti favorisce una ulteriore moltiplicazione delle vipere che in essi appunto trovano un ottimo cibo.

Per quanto pericolose le vipere nostrane appaiono quasi innocue se paragonate a quelle viventi nei Paesi tropicali quali la vipera del Gabon, il serpente a sonagli e il cobra reale il cui morso provoca ogni anno la morte di migliaio di persone.

giovedì 28 febbraio 2008

La seta dei ragni

RagniPiù di duecento anni or sono, all'Accademia francese delle Scienze furono presentati un paio di guanti e un paio di
calze tessuti in seta di ragno. Ancora più antica è l'utilizzazione del filo di seta di ragno per il cucito, in alcune zone della Cina. 
Nel Madagascar e nell'Africa orientale tropicale vive un ragno da seta la cui tela ha un diametro che raggiunge quasi i due metri. 
Le zampe della femmina adulta hanno la notevole apertura di 12 centimetri. Nonostante queste grandi dimensioni fornisce seta con un diametro di 7 millesimi di millimetro, la piu' fine seta naturale utilizzabile praticamente. Questo filo è tanto sottile che se avesse la lunghezza dell'equatore non peserebbe nemmeno due chili. Altre ghiandole di questo stesso ragno forniscono una fibra piu' grossa,  anch'essa utilizzata.

Per quanto concerne la resistenza, la seta di ragno non e' da meno di quella autentica, fornita dal baco da seta; per elasticita' le e' anche superiore. I tessuti in seta di ragno si distinguono per bellezza e durata. Avrebbero senz'altro soppiantato i tessuti in vera seta in tutto il mondo se il prezzo proibitivo non ne ostacolasse la diffusione su larga scala.

I bachi da seta si possono facilmente allevare in grandi quantita'. Se quotidianamente vengono riforniti della necessaria quantita' di fogliame sono soddisfatti. Chi avrebbe voglia di acchiappare ogni giorno le mosche necessarie a un allevamento di ragni? Per evitare quest'operazione,  tanto dispendiosa in termini di tempo, si raccolgono i filati di ragno e i bozzoli delle uova all'aperto oppure si catturano le femmine adulte e si estrae loro il filo dal corpo. Nelle aziende più avanzate ci si serve a tal fine di un apparato semplice e ingegnoso: circa una dozzina di ragni vengono fissati l'uno accanto all'altro in una struttura a riquadri; ognuno viene posto sullo spigolo di certe assicelle e la vita snella viene incastrata abbassando un apposito legno scorrevole. Sono a questo punto bloccati e indifesi uno vicino all'altro e devono accettare tranquillamente che vengano loro toccate le filiere, operazione nella quale il filo aderisce al dito e puo' quindi venire raccolto. I fili di tutti i ragni vengono uniti in un unico capo che viene fissato a una spoletta. Questa ruota lentamente finche' la provvista di seta e' esaurita. In una seduta di questo tipo si possono raccogliere circa 300 metri di filo, si lasciano quindi gli animali nuovamente in liberta' all'interno di un giardino: li si potra' ricatturare dopo qualche tempo e mungerli ancora con successo.

Da una femmina adulta si ottengono cosi', in varie sedute, complessivamente circa due chilometri di filato di seta. E' una prestazione considerevole.
Il processo e', tuttavia, troppo complicato perche' possa affermarsi su larga scala. I vestiti in seta di ragno restano un sogno inesaudito delle donne.

mercoledì 27 febbraio 2008

Come si mantiene fresco il corpo?

Quando la Temperatura esterna sale, ben due milioni di ghiandole sudoripare vengono attivate e rispondono ai segnali che giungono loro dal cervella. Avviene cosi il processo della sudorazione.

Malgrado possa risultare spiacevole per il cattivo odore che talvolta provoca, la sudorazione e un processo essenziale per il nostro organismo che solo cosi riesce a regolare in modo preciso e continuo la propria Temperatura.

Controllato dall’ipotalamo, una regione del cervella che, oltre ad altre funzioni, svolge anche quella di vero e proprio termostato del nostro organismo, il sudore raffredda il corpo evaporando velocemente appena raggiunge l'epidermide. Cosi facendo, sottrae calore e lo disperde nell'aria circostante. Proprio come continuiamo a respirare senza quasi mai accorgercene, allo stesso modo traspiriamo continuamente, di solito senza saperlo, perche’ il sudore e’ sotto forma di vapore.

Questo fenomeno, che si chiama traspirazione insensibile e serve ad adeguamenti minimi della Temperatura, puo’ provocare la perdita di quasi O,7 litri di liquido al giorno. Il Tipo piu’ evidente di sudorazione si chiama invece traspirazione sensibile. Quando cuciniamo a rimaniamo a lungo all’aperto in una giornata calda, la Temperatura del nostro corpo comincia a salire. Contemporaneamente alcune terminazioni nervose cutanee registrano questo surriscaldamento; incominciamo rapidamente a sentirci a disagio, il sollievo, sotto forma di sudore, giunge solo quando anche le parti interne dell'organismo iniziano a scaldarsi. A questo punto, le fibre nervose informano l'ipotalamo del mutamento.

L'ipotalamo a sua volta attiva immediatamente le ghiandole sudoripare esocrine. Questi minuscoli corpiccioli, ciascuno costituito da un tubicino attorcigliato posto nella parte più profonda dell'epidermide, rispondono secernendo acqua attraverso i pori cutanei chiamati pori sudoripari. Questi pori, invisibili a occhio nudo, sono distribuiti sulla superficie corporea in una concentrazione impressionante: in un centimetro quadrato se ne possono trovare fino a mille.

L'entità della traspirazione varia da persona a persona. Mentre alcuni individui hanno una sudorazione quasi trascurabile, altri possono eliminare fino a un litro di sudore in un'ora, a seconda dell'attivita'. Chi cerca di dimagrire puo' costringersi a sudare e fa bene: un'attivita' in cui venga eliminato un litro di sudore puo' bruciare fino a 540 calorie.

Allo stesso modo, il contenuto di sale nel sudore varia a seconda delle persone. Piu' siamo abituati ai climi caldi, piu' siamo capaci di traspirare abbondantemente senza perdere troppi sali preziosi per l'organismo.

Un altro tipo di sudore viene secreto dalle ghiandole sudoripare situate principalmente sotto l'ascella, che diventano attive durante la puberta'. Questo tipo di sudorazione può risultare spiacevole per il suo odore piuttosto penetrante. Tale odore e' provocato dall'azione dei batteri della cute che, agendo sui grassi contenuti nel sudore, provocano la formazione di un acido particolare.

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