Ricerca personalizzata

giovedì 5 marzo 2009

Il gene COL4A1 sarebbe responsabile della regolazione della rigidità arteriosa

Dalla genetica una nuova arma contro le malattie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di mortalità nel mondo occidentale: i ricercatori del Cnr hanno infatti individuato il gene COL4A1, ritenuto responsabile della regolazione della rigidità arteriosa, alla base di tali malattie.

Di questa patologia si tende a soffrire in età avanzata o per errati stili di vita, spiega il Cnr, è ad alto rischio per l’insorgenza di aterosclerosi o ipertensione. L’identificazione di questo gene apre la strada a nuove strategie di trattamento e prevenzione di tali malattie. «Nell’ambito del progetto ProgeNIA, nato per ricerche legate ai processi di invecchiamento e completamente finanziato dal National Institutes of Health americano, abbiamo condotto uno studio di associazione sul genoma di oltre 4000 individui sardi, constatando che il COL4A1 svolgeva un ruolo determinante nello sviluppo della rigidità arteriosa», spiega Manuela Uda, ricercatrice
dell’Inn-Cnr e responsabile del progetto.

Ulteriori studi saranno ora necessari per comprendere il meccanismo di azione del gene e poter così sviluppare interventi per ritardare o prevenire i rischi dovuti a rigidità delle arterie.

martedì 20 gennaio 2009

Le cellule staminali contro la cecità corneale

Un nuovo intervento chirurgico anti-cecità è all’esame di un team di scienziati scozzesi di Edimburgo e Glasgow, pronti ad avviare uno studio sull’impiego di staminali adulte in una ventina di pazienti con cecità corneale: una condizione che interessa milioni di persone nel mondo, per l’80% anziani.

"Osserviamo due o tre nuovi casi di cecità corneale ogni mese - calcola Bal Dhillow del Princess Alexandra Eye Pavillon di Edimburgo, coordinatore del trial condotto in sinergia con il Gartnavel General Hospital di Glasgow - Su larga scala si tratta di un grosso problema", dice.

La tecnica sperimentale prevede l’impiego di staminali adulte prelevate da donatore cadavere, che verranno coltivate e quindi trapiantate sulla superficie della cornea dei pazienti. Dhillow si dice orgoglioso di prendere parte allo studio, "il primo del genere mai condotto nel mondo", precisa l’esperto. I medici scozzesi sperano di bissare il successo ottenuto in settembre da un’equipe americana. In studi condotti dall’università della Pennsylvania, ricorda infatti la Bbc online, pazienti con cecità congenita hanno mostrato significativi miglioramenti della capacità visiva dopo l’iniezione di un gene correttivo negli occhi.

sabato 10 gennaio 2009

I farmaci per curare il morbo di Alzheimer aumentano il rischio di morte dei pazienti!

L’utilizzo a lungo termine dei potenti farmaci impiegati per lenire gli effetti del morbo di Alzheimer aumenta il rischio di morte dei pazienti. Lo riporta uno studio britannico pubblicato sulla rivista Lancet Neurology.

Gli scienziati del King’s College di Londra hanno monitorato dall’ottobre 2001 all’ottobre 2004 l’evolvere della malattia di 128 pazienti con il morbo di Alzheimer, in età compresa tra i 67 e i 100 anni, che vivevano in strutture di assistenza. Alla metà dei pazienti sono stati somministrati farmaci antipsicotici, all’altra metà un semplice placebo. Dopo un anno, le possibilità di sopravvivenza tra i pazienti del primo gruppo erano del 70%, contro il 77 % del gruppo placebo.

Ancora più inquietante il gap dopo due anni: chi assumeva farmaci ha visto il tasso di sopravvivenza scendere al 46 %, contro il 71 % del gruppo placebo. Dopo tre anni, il divario si è ulteriormente accentuato, con solo il 30 % del primo gruppo che è riuscito a sopravvivere, contro il 59 % del secondo. Segno, sono convinti gli scienziati, che l’uso per più di alcuni mesi degli antipsicotici comporta effetti collaterali insostenibili: "Si registra un deciso aumento del rischio a lungo termine della mortalità nei malati di Alzheimer che hanno assunto antipsicotici", si
legge nel documento finale della ricerca, scritto da Clive Ballard, uno specialista dell’invecchiamento al King’s College.

domenica 7 settembre 2008

Festival Nazionale del Biologico e del benessere olistico


Urbino - Torna nel Montefeltro l’appuntamento che riunisce in un vero e proprio Festival, una fitta serie di eventi culturali, artistici e formativi dedicati al biologico, al naturale, al benessere.

Oltre 60 modi diversi di approfondire le tematiche legate, tra le tante altre, alla naturoterapia, alla iridologia, al biologico, alla corretta alimentazione, ai massaggi shiatsu.

Convegni e seminari, cultura e commercio, divulgazione popolare ed approfondimento specialistico. Una città, quella ducale, che diventerà per tre giorni il palcoscenico per professionisti del settore, sugli specifici temi della alimentazione biologica, delle intolleranze alimentari, sul benessere associato all’uso di metodiche che utilizzano la natura ed i suoi prodotti non artefatti.

Tra dimostrazioni gratuite delle tantissime tecniche per il benessere psico fisico, stand per la vendita esclusivamente di prodotti bio, Biosalus 2008 presentera’ come paese straniero ospite il Tibet. Grande attesa, ad Urbino, per questo importante e concreto abbraccio internazionale al popolo tibetano, che avverra’ attraverso i riti della realizzazione del mandala e delle meditazioni condivise.

Altra presenza internazionale, quella degli spettacolari monaci guerrieri Shaolin.

Biosalus 2008 e’ un evento organizzato dall’Istituto di Medicina Naturale.

Per informazioni ed interviste:

Biosalus telefono info 0722.351420 mobile 328 3091918

sabato 26 aprile 2008

Il primo trapianto di spalla è stato fatto in Italia!

La notizia arriva fresca fresca da Bologna. Due centimetri di spessore in tutto, fra osso e cartilagine. Si tratta della prima protesi biologica della spalla, trapiantata nel mondo! Questo nuovo record scientifico è stato fatto dall'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.

Osso e cartilagine, espiantati ad un paziente deceduto da poco, sono stati fissati con delle microviti alla spalla di un uomo di mezza età affetto da una grave forma di artrosi. A 24 ore dall'intervento, perfettamente riuscito, l'uomo poteva già muovere la mano senza sentire dolore.

Finora per i trapianti venivano usate ossa congelate che però, essendo tessuti morti, una volta trapiantate, non si amalgamavano con il corpo umano.

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