
E' anche sbagliato farsi prendere dal panico ogni volta che si vede un serpente: nella maggior parte dei casi si tratta di una innocua biscia. Per una prima superficiale distinzione e' sufficiente osservare il capo e la coda dell'animale: la testa della vipera ha torma triangolare con muso rialzato (tranne che nel marasso), mentre quella della biscia ha forma ovale
La coda della vipera e' corta, tozza e termina a punta, mentre quella della biscia e' lunga e va assottigliandosi gradatamente. Tuttavia esistono numerose altre caratteristiche che consentono di distinguere una biscia da una vipera.
Se, nonostante le precauzioni, accade di essere morsi da un serpente che fugge prima di poter essere identificato occorre esaminare con cura l'impronta lasciata sulla pelle dai denti del rettile. Il morso prodotto da una vipera presenta, infatti, 2 caratteristici forellini rossi distanti tra loro circa 1 centimetro, provocati dai denti del veleno. Questi, situati sulla mascella superiore sono lunghi, appuntiti, ricurvi e provvisti di un forellino che rappresenta lo sbocco di un canale scavato nel dente e attraverso il quale cola il veleno prodotto in particolari ghiandole situate ai lati del capo.
Normalmente i denti del veleno sono ripiegati sotto il palato con la punta rivolta all'indietro ma, quando l'animale spalanca la bocca per mordere, i denti si raddrizzano e i muscoli delle guance, contraendosi, premono le ghiandole velenifere dalle quali fuoriesce il veleno che attraverso il canale scavato nel dente, cola nella ferita. Il morso provoca subito un acuto dolore seguito da gonfiore della parte colpita. In seguito compaiono sintomi piu' gravi quali vomito, diarrea, abbondante sudorazione, senso di abbattimento e di torpore dovuti al calo della pressione e sete intensa. Siccome il veleno non va direttamente nel sangue ma passa prima nella linfa e da qui nella circolazione sanguigna, tanto piu' rapidamente quanto maggiori sono i movimenti, in attesa del medico o del ricovero in un centro ospedaliero, e' opportuno restare fermi, sedersi o sdraiarsi e comunque non camminare, e ritardare la diffusione del veleno immobilizzando con una stecca tutto l'arto colpito bendandolo con una fascia di tela larga e robusta. Si puo' iniziare la fasciatura poco al di sopra della ferita, procedere verso il basso e quindi risalire verso l'alto.
E' bene inoltre cercare di raffreddare la parte colpita applicando, se disponibile, ghiaccio oppure immergendola in acqua fresca o applicando compresse bagnate. Il freddo infatti oltre a rallentare la circolazione sembra contribuisca a rendere meno dannoso il veleno. E' bene inoltre non ingerire bevande soprattutto alcoliche che sarebbero controproducenti in quanto, accelerando la circolazione del sangue, favoriscono la diffusione del veleno.
Esiste anche un apposito siero (siero antiofidico) il cui uso tuttavia e' bene lasciarlo al medico in quanto puo' dare delle reazioni allergiche che solo personale specializzato e' in grado di prevedere ed eventualmente curare.
Il numero delle persone morsicate dalle vipere e' da qualche tempo in aumento in tutta l'Italia in quanto il numero di questi rettili e' andato progressivamente crescendo. Le cause di tale incremento vanno, come sempre, imputate all'uomo che ha compromesso l'equilibrio ecologico di intere regioni sia sterminando i nemici naturali delle vipere e cioe' gli uccelli rapaci (il biancone, la poiana e i rapaci notturni) e molti mammiferi (la martora, la faina, la donnola, il tasso, il riccio, ecc.) sia abbandonando le campagne e lasciando quindi vari terreni incolti che forniscono un ottimo habitat per le vipere.
Le previsioni per il futuro non sono rosee: infatti l'aumento massiccio dei topi che si sta verificando in tutto il mondo e in tutti gli ambienti favorisce una ulteriore moltiplicazione delle vipere che in essi appunto trovano un ottimo cibo.
Per quanto pericolose le vipere nostrane appaiono quasi innocue se paragonate a quelle viventi nei Paesi tropicali quali la vipera del Gabon, il serpente a sonagli e il cobra reale il cui morso provoca ogni anno la morte di migliaio di persone.